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Medicina Convenzionale

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L’otite esterna è una malattia che coinvolge il padiglione auricolare ed il condotto uditivo esterno. Questa condizione, molto comune nel cane e meno frequente nel gatto, spesso rappresenta un problema frustrante e difficile da trattare sia per il veterinario che per il proprietario dell’animale. Nella maggior parte dei casi questa frustrazione è la conseguenza della scarsa conoscenza della patogenesi della malattia cui deriva l’incapacità di controllare in maniera efficace il problema. (Nota: la frustrazione del proprietario è dovuta al fatto che spesso le terapie richiedono tempi molto lunghi, come settimane o mesi, e molteplici controlli prima di giungere ad una conclusione positiva. L'otite, come leggerete nell'articolo, non è una patologia semplice, ma una dura battaglia)

    

Il padiglione auricolare ed il condotto uditivo costituiscono insieme l’orecchio esterno. La funzione principale dell’orecchio esterno consiste nel convogliare le onde sonore alla membrana timpanica. Nel cane la conformazione dell’orecchio esterno può essere molto diversa tra le razze e questa diversità, in particolare la lunghezza e il diametro del condotto, ha un ruolo fondamentale nella predisposizione alle patologie auricolari. 

   

 

OTITE ESTERNA NEL CANE

Col termine otite esterna si definisce un processo infiammatorio che interessa il padiglione ed il condotto uditivo esterno. L’infiammazione di queste strutture produce una cascata di eventi che rende l’orecchio un ambiente favorevole alla moltiplicazione dei micro-organismi patogeni e riduce progressivamente il meato uditivo. La temperatura all’interno del condotto aumenta significativamente in corso di otite esterna con valori che in media raggiungono i 38,9°C e nello stesso tempo aumenta anche l’umidità relativa sino a valori medi dell’89%. Le variazioni complessive della flora batterica sono di tipo qualitativo e quantitativo. In generale aumenta il numero dei batteri, degli stafilococchi coagulasi positivi in particolare. Aumenta inoltre la prevalenza di Gram -, in particolare Pseudomonas spp. e Proteus spp. Infine anche la flora micotica subisce variazioni, in particolare legate all’aumento della prevalenza di Malassezia pachydermatis.

L’infiammazione è accompagnata da edema e da un infiltrato di cellule infiammatorie che va a formare progressivamente l’essudato.
Le ghiandole del condotto aumentano l’attività secretoria e conseguentemente la quantità di cerume prodotto. In corso di otite esterna il contenuto lipidico del cerume diminuisce, e questo è in gran parte dovuto all’aumento della secrezione apocrina che determina una diluizione della componente sebacea (ricca in lipidi neutri) 

 

L’abilità dei microrganismi di sviluppare ceppi resistenti in grado di proliferare anche in condizioni sfavorevoli consente all’infezione di progredire. In queste condizioni il pH del condotto aumenta e, in caso di infezioni da Pseudomonas spp., in maniera significativa.

In corso di otiti croniche si osservano una serie di alterazioni patologiche progressive che comprendono vari gradi di iperplasia ed ectasia ghiandolare, fibrosi e calcificazione dei condotti uditivi esterni. 

 

I fattori predisponenti sono quelle condizioni che aumentano il rischio che l’otite esterna si sviluppi.
Questi fattori da soli non sono in grado di causare la malattia, tuttavia associati ad una causa primaria o a cause secondarie contribuiscono al suo sviluppo e favoriscono le ricadute.

Fattori predisponenti

  1. a)  Conformazioni anatomiche del padiglione

  2. b)  Fattori climatici, come aumento della temperatura e dell’umidità ambientale

  3. c)  Quantità eccessiva di peli nel condotto uditivo

  4. d)  Patologie ostruttive

Le cause primarie sono tutte quelle condizioni che sono in grado, da sole, di causare otite esterna.

Cause primarie

  1. a)  Parassiti quali gli acari della rogna otodettica, sarcoptica e demodettica

  2. b)  Malattie allergiche quali atopia, allergia alimentare o allergia da contatto

  3. c)  Difetti di cheratinizzazione primari quali seborrea idiopatica, o secondari ad endocrinopatie

    (ipotiroidismo, squilibri degli ormoni sessuali).

  4. d)  Corpi estranei come ariste di graminacee o residui di medicamenti topici

  5. e)  Disordini ghiandolari: iperplasia delle ghiandole sebacee

f)  Malattie autoimmuni 

 

Le cause secondarie comprendono i fattori che causano l’otite in un orecchio che già presenta anormalità o che contribuiscono all’instaurarsi dell’otite associandosi ad uno o più fattori predisponenti.

Cause secondarie

  1. a)  Batteri: tra questi S. intermedius, Pseudomonas spp., Proteus spp., E.coli e Klebsiella spp. sono quelli più comunemente isolati in corso di otite esterna.

  2. b)  Lieviti: M. pachydermatis viene isolata comunemente dal condotto uditivo di cani sani, ma in particolari condizioni (fattori predisponenti) può proliferare eccessivamente e, da sola o in associazione con i batteri, può essere causa di un’otite eritematosa e ceruminosa.

  3. c)  Reazioni irritative da contatto: queste possono essere causate dall’applicazione topica di preparazioni ad uso otologico (neomicina, glicole propilenico)

I fattori perpetuanti sono tutti quegli elementi che ostacolano la guarigione dell’otite. Essi sono il risultato delle alterazioni patologiche del condotto uditivo indotte dall’infiammazione cronica. I fattori predisponenti, le cause primarie e secondarie singolarmente o in associazione sono responsabili dell’instaurarsi dei fattori perpetuanti.

Fattori perpetuanti

  1. a)  Alterazioni patologiche progressive: sono rappresentate da edema e fibrosi del derma, iperplasia ed ectasia delle ghiandole ceruminose, iperplasia delle ghiandole sebacee

  2. b)  Alterazioni della membrana timpanica: Falso orecchio medio origina da invaginamenti della membrana timpanica nell’orecchio medio. Questi invaginamenti formano tasche che vengono progressivamente colmate da detriti cheratinici. Il materiale così accumulato costituisce un ottimo terreno di coltura per i batteri e può divenire un focolaio di infezione.

  3. c)  Otite media

     

APPROCCIO CLINICO

Un corretto approccio all’otite esterna prevede la raccolta di un’accurata anamesi generale e dermatologica. Nel corso della visita è importante accertare se il problema del soggetto è esclusivamente otologico oppure sono presenti contemporaneamente altri segni cutanei e/o sistemici. E’ importante inoltre accertare se si tratta di un problema acuto ad insorgenza improvvisa o di un problema cronico ad insorgenza subdola. L’insieme dei dati clinici e anamnestici ottenuti permetterà di definire correttamente il problema e consentirà di redigere una lista di diagnosi differenziali per i fattori predisponenti, le cause primarie e secondarie e i fattori perpetuanti in ordine di probabilità e definire un piano diagnostico-terapeutico adeguato.

L’osservazione del soggetto a distanza consente di apprezzarne l’atteggiamento: un animale che tiene la testa reclinata da un lato, è probabilmente affetto da otite media, mentre una reazione brusca ed aggressiva evocata semplicemente dal gesto di toccare l’orecchio interessato è suggestiva di forte dolore, condizione facilmente osservabile in caso sia presente un corpo estraneo nel condotto uditivo o una grave otite ulcerativa (infezione da Pseudomonas spp.). 

 

Con l’esame otoscopico è possibile esaminare il condotto uditivo esterno, individuare la presenza di corpi estranei e valutare l’integrità della membrana timpanica. Tuttavia va ricordato che talvolta il timpano non è interamente visualizzabile con questo esame e nei casi dubbi sono necessarie tecniche specifiche (videotoscopia, timpanometria). Ai fini di impostare un corretto piano diagnostico-terapeutico è importante definire i caratteri dell’infiammazione del condotto e la presenza di cerume o di essudato. In caso di otite eritematoso-ceruminosa o iperplastico-ceruminosa è utile eseguire un esame microscopico del cerume per valutare la presenza di parassiti oltre all’esame citologico. Nei casi di otite suppurativa o erosivo ulcerativa si eseguirà un prelievo per l’esame citologico e nei casi più gravi oltre all’esame citologico un prelievo per l’esame colturale con antibiogramma.

Qualora sia presente otite monolaterale è consigliabile esaminare l’orecchio sano per primo. Questo accorgimento evita di trasmettere l’infezione da un orecchio all’altro. In caso i condotti uditivi siano edematosi e dolenti, o sia presente iperplasia e stenosi, è necessario prescrivere una terapia antifiammatoria e antibiotica per 5-7 giorni prima di sottoporre il soggetto a visita otologica. 

      

Articolo tratto da Atti Sidev marzo 2005 

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